CHE FINE HA FATTO IL MASCHIO?

Tony Soprano o la banalità di Gary Cooper

di Davide Fina

«Che fine ha fatto Gary Cooper? L’uomo forte, silenzioso, intrepido. Quello era un americano!». Con questa battuta il regista e produttore David Chase riesce a discostare la serie TV I Soprano dal semplice racconto di Tony Soprano, gangster italoamericano, padre di famiglia e capo di una delle cosche del New Jersey: la famiglia DiMeo. La grande particolarità di questa serie sta nelle modalità con cui Chase scrive il personaggio e sfrutta lo stereotipo del gangster per raccontarci tutt’altro. Tony Soprano ha attacchi di panico e cerca di risolverli dall’analista: all’esterno un uomo forte, duro e sicuro di sé; nella casa e dall’analista siamo invece testimoni delle sue fragilità, del rapporto sadomasochista con la madre e della sua difficoltà nel trovare un ruolo che gli permetta di far coesistere le realtà tra cui fa oscillare la sua quotidianità, dove la figura autoritaria del padre si scontra con le ribellioni adolescenziali dei suoi figli e i desideri di indipendenza della moglie, e quella del suo “lavoro nello smaltimento rifiuti” dove le regole stringenti e il rispetto tra gli uomini d’onore nascondono i timori e le carenze dei personaggi.

Il personaggio presentato non è un Vito Corleone, non si tratta di Tony Montana, Tony Soprano ha molto più in comune con noi che con i grandi boss dei gangster movies. Ne I Soprano non esistono Gary Cooper, non esistono uomini risoluti e orgogliosi: tutti i grandi boss ormai sono vecchi decrepiti, il cancro che colpisce nella prima stagione Jackie Aprile (il boss in carica della famiglia) ci racconta di un’epoca che sta finendo, che mostra tutti i suoi nervi scoperti. Ogni personaggio de I Soprano è pieno di questioni irrisolte, alla costante ricerca di un’identità forte e rassicurante. Lo zio di Tony, Carmine Junior, forse uno degli ultimi “veri uomini”, ma allo stesso tempo vittima della propria insicurezza, dell’età che avanza e dell’Alzheimer che lo divorerà nel corso della serie; Christopher Moltisanti, il giovane cugino di Tony, considerato amorevolmente il nipote per la differenza di età. Lui è il personaggio che più di tutti riesce a mostrarci le debolezze dell’uomo unite ad una totale assenza di autocontrollo. È un personaggio che non evolve, in bilico tra il suo sogno di diventare sceneggiatore e il suo dovere di soldato come uomo d’onore. A nessuno dentro la famiglia importa dei suoi sogni, al contrario gli ricordano qual è il suo ruolo lì dentro, quali regole deve rispettare, come fosse un bambino da educare. Christopher è un eterno indeciso. Alla ricerca del suo arco di redenzione, tra il cinema e la mafia, rimane immobile. Non bastano le promozioni dentro la famiglia, il suo comportamento, la sua persona rimarrà sempre la stessa: un giovane tossico appeso tra un mondo di sogni e di violenza.

Per tutta la serie Tony Soprano prende la figura di Gary Cooper come un archetipo da raggiungere, il ruolo a cui ogni uomo deve aspirare, contemporaneamente questa sua ricerca del maschio con la  maiuscola smaschera ogni sua insicurezza: denuncia il vittimismo di chi gli sta intorno, ma è il primo a lamentarsi della propria vita quando va dalla terapista; si atteggia da leader ma è terrorizzato dell’opinione altrui. Tutte queste pressioni sfociano negli attacchi di panico ed è evidente come Tony senta dondolare sulla sua testa questa spada di Damocle chiamata mascolinità. Ed è tutto questo che lo rende umano, lo rende complesso e ci permette di empatizzare con lui. Tony è una decostruzione mai avviata, potenzialmente un cumulo di macerie da cui ricostruire una nuova identità sana e stabile, salvo sprofondare in una scatola piena di cocci di vetro, frammenti di un ego instabile, raffazzonato da scialbi ordini e valori sterili che tentano di rassicurarlo.

Lo scrittore e filosofo Lorenzo Gasparrini nel suo testo Ci scalderemo al fuoco delle vostre code di paglia ci racconta come il tema della mascolinità tossica sia – come dice il titolo – una coda di paglia tra gli uomini, non sappiamo e ne vogliamo staccarci questa coda perché ci ritroveremo improvvisamente nudi di fronte alle nostre insicurezze e pressioni sociali, cerchiamo nel genere maschile una terra ferma che possa costruire la nostra persona e il privilegio che ne consegue. Tony Soprano è per noi un uomo con una coda di paglia troppo lunga da spezzare, figuriamoci bruciarla! Il suo continuo tentativo fallimentare di agguantare questa coda ci ricorda quanto sia difficile lavorare sul nostro io e affrontarne le criticità. Nonostante la serie di David Chase riesca a trattare, sulla falsa riga dei gangster movies, le fragilità del maschio, ancora molti fan dello show vedono Tony Soprano come un “buono”, un esempio da seguire, “qualcuno con le palle” svuotando così tutta la sua personalità, trasformandolo in una statuina da idolatrare, un altro Gary Cooper: il cowboy è diventato il gangster. Vogliamo essere tutti Tony Soprano, vogliamo essere tutti Gary Cooper, ma la verità è che Gary Cooper il cowboy non esiste, è solo un film. E Tony Soprano? Quando saremo disposti a rimuovere questa coda di paglia?